ragadi analiLe ragadi sono delle ulcerazioni (lesioni piccole ma profonde) che possono interessare varie zone del corpo umano, in particolare gli orifizi come bocca ed ano.

Le ragadi anali sono il principale motivo di visite proctologiche dopo le emorroidi e, data l’abbondanza di terminazioni nervose presenti nella zona, sono riconosciute come la più dolorosa delle patologie della regione anale. Si tratta di piccoli taglietti lineari (non più di pochi millimetri di lunghezza) situati sulla linea mediana posteriore. Ragadi e fissurazioni in altre sedi sono estremamente rare (2% dei casi negli degli uomini e 10% nelle donne).

Non vi è un’età particolare associata a questa patologia, anche se sono relativamente frequenti nei neonati e l’incidenza tende a ridursi con l’età. Si manifestano con la stessa probabilità in uomini e donne.

Sintomi

Il sintomo più caratteristico della presenza di ragadi anali è il dolore, in particolare durante la defecazione, e viene descritto dai pazienti come lacerante. Il dolore può perdurare per alcuni minuti o, nei casi più estremi anche per alcune ore. Un altro sintomo diffuso è il prurito, mentre sono rari i casi di sanguinamento.

Cause

Le cause principali delle ragadi anali sono le seguenti:

  • Stitichezza: a causa della stitichezza le feci rimangono a lungo nell’intestino e diventano dure, e se la situazione si prolunga nel tempo l’espulsione delle feci può causare lesioni alla parete anale. Oltre a ciò la stitichezza comporta solitamente l’utilizzo di lassativi che possono portare ad un irritazione delle pareti intestinali con conseguente aumento del rischio di ragadi
  • Diarrea: assieme alla stitichezza è la causa principale della comparsa delle ragadi; una peristalsi intestinale troppo veloce non permette un completa assorbimento di liquidi ed elettroliti dalle feci prima dell’espulsione, è questo ne causa una alterazione del pH delle feci che diventano alcaline e lesive della mucosa anale
  • Stress
  • Ridotta igiene personale

Cura

Fortunatamente le ragadi anali sono una patologia relativamente facile da curare; in circa il 45% dei casi la ragade sparisce rimarginandosi da sola o con un semplice trattamento conservativo ricorrendo ad un semicupio tiepido (un bagno tiepido effettuato con un apposita vasca detta appunto semicupio). E’ sempre importante ridurre lo sforzo associato alla defecazione correggendo la dieta e ricorrendo se necessario, a blandi lassativi per ammorbidire le feci (attenzione a non esagerare con i lassativi per non incorrere nella diarrea e peggiorare il problema).

Se non si osservano miglioramenti si può ricorrere ad una terapia farmacologica con pomate ad uso locale per facilitare la rimarginazione della ferita – si tratta di antiinfiammatori non steroidei (come l’Antrolin) – oppure con antidolorifici da assumere oralmente come i FANS. In alcuni casi possono essere d’aiuto farmaci ansiolitici, soprattutto in presenza di forte stress e tensioni, ma consultate sempre il vostro medico prima di assumere questi farmaci.

Nei casi più gravi, quando la patologia è cronica e tende a ripresentarsi dopo periodi di miglioramento è possibile intervenire chirurgicamente in tre modi:

Sfinterotomia laterale: si esegue una piccola sezione dello sfintere interno dell’ano per permettere allo sfintere stesso di rilasciarsi. Non sono necessari punti di sutura, la procedura è eseguita in anestesia locale e dura 10-15, minuti. Il paziente può tornare a casa dopo alcune ore e il decorso postoperatorio non è particolarmente doloroso ne richiede medicazioni.  Si torna al lavoro dopo due-tre giorni e alle attività sportive dopo una settimana.Al contrario di quanto viene creduto l’intervento non causa affatto incontinenza anale.

Anoplastica: viene rimossa la ragade e la ferita viene coperta dalla mucosa stessa del paziente con una piccola plastica e l’apposizione di sottili punti riassorbibili che si eliminano spontaneamente. L’intervento dura 10-15 minuti e i tempi di recupero sono di una settimana. Anche questo intervento è poco doloroso e viene eseguito soprattutto quando lo sfintere non è molto contratto, quando insieme alla ragade esiste una compromissione della cute intorno alla ragade stessa o quando l’ano è particolarmente ristretto.   Non ci sono rischi di incontinenza.

Dilatazione controllata con palloncino: Un intervento meno invasivo dei precedenti che consiste nell’inserimento di un palloncino nel canale rettale che viene gonfiato con una pressione controllata in modo da ottenere una dilatazione dello sfintere (per circa 5 minuti) in modo da far sparire l’ipertono sfinteriale, che è la vera causa della comparsa delle ragadi. L’intervento è eseguito in anestesia locale con sedazione, dopo circa un’ora il paziente può essere dimesso. L’intervento ha un tasso di successo molto elevato (circa 95%), anche se leggermente inferiore a quello della sfinterotomia (stimato attorno al 97%), ad ogni modo l’intervento può essere ripetuto in caso di insuccesso.

 

Esiste poi una quarta possibilità, ma viene qui riportata solo a titolo informativo in quanto il grado di successo nel lungo periodo è decisamente inferiore a quelle precedenti, si tratta di iniezioni di Botox (il botulino) nello sfintere anale per causarne il rilassamento. Si tratta di un metodo abbastanza recente (è stato utilizzato per la prima volta nel 1993) ed ha il vantaggio di non richiedere un vero e proprio intervento chirurgico, porta buoni risultati nel breve periodo, tuttavia si tratta di una procedura costosa e che spesso non è risolutiva nel lungo periodo tanto da costringere il paziente a ricorrere prima o poi ad un’altra cura, in quanto le iniezioni successive sono sempre meno efficaci.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *


*

Set your Twitter account name in your settings to use the TwitterBar Section.